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Entrata in vigore la nuova Direttiva Regionale sul randagismo: stop ai trasferimenti dei cani fuori regione. Canili più aperti alle associazioni.

argoPubblicata sul BUR del Lazio del 13 marzo scorso la nuova Direttiva Regionale n. 43 del 29/1/10 che introduce importanti novità stabilendo linee di comportamento comuni per tutti gli Enti coinvolti nella gestione del randagismo.

La Direttiva – alla cui elaborazione l’Associazione Canili Lazio Onlus ha partecipato nell’ambito dell’Osservatorio regionale sul randagismo di cui fa parte – chiarisce alcuni dubbi interpretativi della L.R. 34/97 e stabilisce tra l’altro l’obbligo per i Comuni che stipulino convenzioni con canili privati di scegliere questi ultimi non solo sulla base di un basso costo di gestione, ma soprattutto delle garanzie di rispetto del benessere animale che siano in grado di offrire, per la vicinanza al territorio di accalappiamento e per la presenza di associazioni animaliste che operino a favore delle adozioni.

Non solo, la Direttiva impone alle strutture pubbliche e private convenzionate in tutto il Lazio l’obbligo di apertura al pubblico, con orario adeguatamente pubblicizzato, per almeno tre giorni settimanali (di cui uno festivo o prefestivo). Alle associazioni di protezione animale dovrà essere garantito un’orario di apertura ancora più ampio: almeno sei giorni per quattro ore al giorno, in quanto dovranno partecipare in collaborazione con i Comuni all’adozione dei cani e ad altre attività per il miglioramento del benessere animale.

Alla luce della nuova Direttiva, appaiono ancor più irregolari i trasferimenti operati in questi giorni da alcuni Comuni del frusinate verso canili abruzzesi e molisani, soprattutto da Ferentino verso Collelongo (AQ) e da Cassino, dai Comuni appartenenti all’Unione 5 città e altri verso la SIAC di Isernia, Frosolone e Tufillo. Da segnalazioni di volontari risulta che nell’ultimo mese molti cani giovani trasferiti verso il canile di Tufillo, talvolta facendo tappa in una struttura della SIAC a Roccasicura, hanno trovato la morte nel giro di pochissimo tempo. A nulla è valso il tentativo dei volontari di prelevarli subito dopo l’accalappiamento: una spinoncina di taglia piccola con i suoi sei cuccioli è stata mandata a Roccasicura dove i piccoli sono tutti morti, mentre si rimane in attesa di notizie della madre.

Vano è risultato anche il tentativo di salvare altre due cagnoline il mese precedente: mentre i loro cuccioli sono stati fortunatamente presi in consegna da un’associazione di protezione animale, delle madri finite a Roccasicura una è stata dichiarata morta in meno di un mese dall’accalappiamento.

L’Associazione Canili Lazio Onlus chiede il blocco immediato dei trasferimenti di randagi fuori dal Lazio, in applicazione della nuova Direttiva regionale in cui si stabilisce che i cani non possano essere trasferiti in strutture private convenzionate senza essere prima stati sottoposti in un canile sanitario a sterilizzazione, vaccinazione, analisi per l’accertamento di zoonosi ed altre prestazioni minime; che, dopo le prestazioni sanitarie, i cani vadano indirizzati preferibilmente presso strutture vicine alla zona di accalappiamento, nella stessa provincia o regione; che il canile rifugio di destinazione debba garantire almeno i requisiti strutturali e le condizioni di mantenimento previsti dalla L.R. 34/97, evidentemente assenti in strutture dove i cani trovano la morte in pochi giorni.

La mancanza di un canile sanitario nella provincia di accalappiamento non è ragione valida per mandare i randagi a morire, tanto più che la Direttiva impone ai Comuni – in mancanza di canile sanitario – di assicurare le prime prestazioni sanitarie in una struttura privata convenzionata sita all’interno del territorio della AUSL competente. Questo esclude il trasferimento di randagi fuori regione, soprattutto se ancora non sterilizzati e non controllati dal punto di vista sanitario, come avviene tuttora ad opera di alcuni Comuni della provincia di Frosinone, in violazione delle leggi del Lazio e spesso di quelle della regione di destinazione.
(Nella foto, Argo, cane deportato in un canile dell’Abruzzo poco prima del terremoto)

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