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La leishmaniosi

leishmanioticoLa leishmaniosi è trasmessa dal flebotomo, un pappatacio che, pungendo un animale, inocula nel suo sangue il microrganismo responsabile della malattia. Ne sono colpiti in particolare i cani, ma anche le volpi e i ratti.
Una volta contratta, la malattia ha evoluzione lenta e, se non diagnosticata precocemente e curata in modo adeguato, conduce spesso alla morte del soggetto.
La leishmaniosi è una zoonosi ovvero colpisce anche gli esseri umani, non per contatto diretto con l’animale malato o sieropositivo, ma solo quando un flebotomo punge un animale infetto (con malattia conclamata o anche solo sieropositivo e asintomatico) e poi pungendo una persona le inocula il protozoo responsabile della malattia. Sono particolarmente esposti soggetti immunodepressi, bambini e anziani.
Poichà© in alcune zone a clima caldo-umido del nostro Paese (coste di Liguria, Toscana e nel centro sud) il flebotomo prolifera, la leishmaniosi è endemica, ma si sta espandendo anche in regioni in cui prima era inesistente (es. nel veronese, a nord del lago di Garda, e a Torino).
Le cause di questa diffusione sono i cambiamenti climatici e il sempre pi๠frequente spostamento dei cani che viaggiano al seguito dei loro padroni, ma anche la scarsa informazione dei proprietari di cani, soprattutto nelle zone endemiche, che non applicano misure preventive adeguate.
Una pesante responsabilità  hanno alcune ASL del centro-sud che dovrebbero vigilare sullo stato igienico-sanitario dei canili – eccezionali serbatoi della malattia in quanto luogo di concentrazione di cani, spesso immunodepressi a causa del periodo di randagismo precedente l’accalappiamento e della scarsa quantità  e qualità  del cibo somministrato nei canili – e invece non vi attuano le necessarie misure di prevenzione previste anche dal Regolamento di Polizia Veterinaria, oltre che suggerite dagli studi pi๠recenti.
L’abbattimento di animali infetti sperimentato su larga scala in una regione endemica del Brasile si è rivelato inefficace contro la malattia, sia perchà© anche gli animali asintomatici (quindi apparentemente sani) sono potenzialmente veicolo di contagio attraverso la puntura del flebotomo, sia perchà© esistono cani randagi e animali selvatici che sfuggono al controllo sanitario. Il cane malato di leishmania non va quindi soppresso, ma curato.
Il miglior modo di arginare la diffusione della malattia si è dimostrata infatti la prevenzione effettuata attraverso la diagnosi precoce e la cura sia dei soggetti sintomatici che di quelli sieropositivi ma asintomatici.
I farmaci attualmente disponibili, infatti, fanno regredire il protozoo a uno stadio in cui non può trasmettere la malattia. La sua maturazione richiede tempo, quindi bloccarla significa diminuire la pericolosità  del microrganismo.
Indispensabile per una prevenzione efficace è anche proteggere sia i soggetti sani che quelli malati o soltanto sieropositivi dalle punture del flebotomo con l’uso, nel caso dei cani, di repellenti a base di permetrina da spargere sul pelo (Exspot o Fly away) e di collari impregnati di deltametrina (Scalibor).
I veterinari dovrebbero informare adeguatamente i propri clienti in proposito, incoraggiando l’uso di questi prodotti e ricordando che il rischio di tossicità  è di gran lunga inferiore ai danni provocati, non solo al singolo soggetto ma anche alla società , dall’eventuale contagio.
I proprietari dei cani residenti in zone endemiche dovrebbero prendere coscienza della loro responsabilità  nella diffusione di una malattia grave, per la quale non esistono ancora vaccini, e che può coinvolgere sia animali sani che persone, in particolare le pi๠deboli.

Il Regolamento di Polizia Veterinaria prevede la segnalazione dei casi di leishmaniosi alle autorità  competenti, l’isolamento dei soggetti malati da quelli sani e l’applicazione di altre misure di prevenzione per limitare la diffusione della zoonosi.
Nelle regioni endemiche dove gli animali sono concentrati a centinaia in uno stesso canile e non vengono regolarmente sottoposti ad accertamenti diagnostici al fine di accertarne la sieropositività  (anche due volte l’anno), dove le misure di prevenzione (trappole per flebotomi, collari Scalibor e uso di repellenti a base di permetrina sui cani) sono insufficienti o addirittura inesistenti, dove gli animali che presentano sintomi della malattia vivono senza alcuna precauzione in gabbia con quelli sani o a poca distanza da loro (il flebotomo è stanziale ma si sposta anche per 2 km), dove ai soggetti malati (sia con malattia conclamata che sieropositivi) non vengono praticate le necessarie iniezioni giornaliere di Glucantim perchà© il veterinario è di turno solo due o tre volte la settimana, vi è una evidente responsabilità  di chi dovrebbe garantire la salute di animali e persone e il contenimento delle malattie diffusive con mezzi idonei.

Il risultato è che tali canili, anzichà© essere luogo di protezione e di controllo sanitario dei randagi accalappiati sul territorio, diventano luoghi di contagio da dove anche un cane che vi ha sostato per poco tempo può facilmente uscire positivo alla leishmaniosi, quindi condannato a cure periodiche e, per il privato che l’adotta, anche costose.
L’Associazione Canili Lazio ha pi๠volte visitato canili in zone endemiche dove su centinaia di cani, alcuni morenti nelle gabbie con i sintomi tipici della leishmania, non ce n’è uno solo che porti il collare Scalibor.
La mancanza di prevenzione, di controlli del sangue periodici per la diagnosi della leishmania e di cure adeguate fa sì che molti siano i cani che muoiono dopo sofferenze atroci nei canili. Riportiamo di seguito le foto di Crostino appena prelevato dal canile, con segni evidenti di leishmaniosi, e dopo le cure di cui si sono fatti carico i volontari€¦

crostinocrostino

Ora Crostino conduce una vita normale, come del resto Francesco, altro cagnolino prelevato dal canile, curato dall’Associazione Canili Lazio e divenuto la sua mascotte, il che dimostra che la leishmania si può tenere sotto controllo e non porta inevitabilmente alla morte.
Mentre scriviamo decine di cani stanno morendo di leishmania nei canili di molte regioni italiane, senza cure. E centinaia sono lasciati a rischio, senz’alcuna precauzione, nemmeno quelle imposte dalle legge.
L’adozione di un cane che risulti positivo al test sulla leishmania richiede che l’affidatario venga messo al corrente delle caratteristiche della malattia, della possibilità  di curarla, della necessità  di comunicare l’adozione alla Asl di residenza. L’Associazione mette a disposizione un modulo di consenso informato (scarica in formato Word).

Per una pi๠completa informazione sulla leishmania, si riportano in calce i links di alcuni siti sull’argomento.

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